domenica 17 maggio 2009

Byōsoku 5 Centimeter


Makoto Shinkai è, da alcune riviste del settore, ritenuto una sorta di erede artistico di Miyazaki, senza avventurarci in voli pindarici tra cosa accomuna i due autori diciamo che entrambi condividono una regia ottima, la capacità di emozionare parlando di cose semplici e la capacità, insieme a un ottimo staff, di dare vita a un opera visiva splendida.
Cinque centimetri al secondo è la velocità a cui cadono i petali dei fiori di cilegio ed è il titolo di questo OAV diviso in 3 episodi che parlano, in tre brevi storie, di una storia d'amore romantica e struggente fra due persone lontane, concentrandosi su tre "momenti" della loro vita (bambini, adolescenti, adulti).
Questo è tutto quello che bisogna sapere, il resto è racchiuso dentro il film, tra le musiche malinconiche, nei tantissimi e veramente mozzafiato paesaggi che compongono metà dell'opera.
Come nella migliore tradizione orientale, il silenzio, le inquadrature statiche, e i piccoli eventi narrati con una maestria veramente poetica (la scena del ritardo del treno su tutte) rendono il film una grande, colorata poesia da assaporare.
Cosa lo distingue da tante altre produzioni simili?
La stessa cosa che distingue In The Mood For Love da tanti film romantici, l'aria che si respirare, il tono dei dialoghi, le cose che accadono non scivolano addosso in un mare di clichet e frasi fatte, ma hanno il gusto della poesia nel saper trovare un loro tatto che si insinua nello spettatore, provocando autentici e sinceri brividi.
Poche volte mi sono ritrovato alla fine di un film con il magone in gola e gli occhi spalancati travolto da chissà quale meraviglia, l'ultimo finale così potente me ricordo solo con il bellissimo Ferro3, che forse, dico forse, in molte cose, si accomuna molto all'opera di Shinkai.
Presentato al Film Future Festival 2008 questa è la classica opera sconosciuta, capace di saper incantare ed emozionare, quei film che qualcuno si diverte a definire "poemi" o "arte" perchè esulano da regole filmiche normali per concentrare nelle cose che accadono un denso e in questo caso riuscitissimo veicolo emotivo che stordisce, affascina, e nello splendido, veramente meraviglioso episodio finale (passi la canzone non proprio azzeccata) riesce con un montaggio strepitoso a raccontare, in modo sincero e diretto, quelle cose che forse altri miliardi di film con miliardi di dialoghi non riusciranno mai.
Capolavoro.

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